Comunità "Gesù è il Signore" > La roccia di Oreb (Studi biblici)

1 Maggio 2013

HO LETTO DI UNA CHIESA

Nel corso delle svariate letture alle quali tutti noi, chi più, chi meno, dedichiamo il nostro prezioso tempo, mi sono imbattuto in un racconto che ha profondamente scosso la mia vita.

Da credente, da figlio e servo di Dio interessato alla causa del Padre ed allo sviluppo della divulgazione del vangelo di Gesù Cristo, essendo parte della sua chiesa, il mio essere è rimasto particolarmente turbato nella lettura della vera storia di una chiesa locale, posta in uno sperduto angolo del mondo.

Ero a conoscenza del fatto che, proprio in quella zona, c’era stata una particolare ed intensa attività di evangelizzazione e testimonianza, eppure questa strana chiesa locale era frequentata e composta da fedeli assolutamente privi di disciplina, di autocontrollo e di umiltà.

Ma la cosa che mi ha scosso ancora di più, è stata scoprire che questa chiesa, nonostante l’imperfezione dei suoi membri, fosse riuscita a mantenere aperto il suo locale di culto crescendo in numero e sviluppando uno sproporzionato ampliamento dell’opera.

Giusto affinché ci si renda conto, vorrei descrivere le caratteristiche di alcuni di questi cosiddetti credenti.

Uno di loro era un uomo orgoglioso ed impulsivo. Era spesso troppo sicuro di sé e non disdegnava la rissa, anzi, se gli si presentava l’occasione, faceva volentieri a botte per avere la ragione. A volte mentiva per fuggire da situazioni imbarazzanti.

Un altro era un sentimentale e mammolino. Era il cocco del pastore, tutto mieloso ed affabile, anche se dentro di sé coltivava con superbia ambizioni molto elevate.

Un altro ancora era un tipo molto incostante: oggi c’era, domani no! Le sue certezze erano basate su fatti ed eventi nei quali la fede poco influiva. E proprio la sua fede era alquanto incerta, poiché aveva bisogno di essere rassicurato più del dovuto.

Tra le donne della chiesa, ce n’era una particolarmente attiva: il problema era che non aveva dimestichezza nella gestione dei tempi. Nonostante fosse apprezzatamene laboriosa, si precipitava con affanno nel momento meno opportuno. Praticamente faceva la cosa giusta nel momento sbagliato. Per fare un esempio, durante gli insegnamenti gironzolava a sbrigare le faccende, o magari a preparare qualche buona pietanza, il cui profumino portava distrazione per coloro che erano intenti ad ascoltare.

Un’altra delle donne non aveva una gran bella testimonianza: aveva un passato da pazza indemoniata e molti la tenevano lontana per i segni di squilibrio mostrati negli anni.

Tra gli uomini, ancora, ce n’era uno che desiderava tanto diventare il consigliere fidato del pastore: il suo braccio destro per intenderci. Cercava, come un altro tra i fratelli descritti in precedenza, di guadagnarsi un posto di prestigio ed influenza nel ministero.

Uno ancora aveva un brutto vizietto: appena avesse la possibilità, senza farsi molto notare metteva la mani nella borsette per prendere, diciamo, una piccola mancia personale.

Un altro tra gli uomini era particolarmente tonto, e non capiva bene il senso degli insegnamenti ricevuti. Quando il pastore predicava, era come se lui lasciasse passare le parole attraverso le orecchie, senza che si fermassero nel cervello. Per esempio, sei il pastore insegnava sull’identità di Dio Padre, lui alla fine del culto gli si avvicinava e gli chiedeva: pastore, potresti parlarmi un po’ sull’identità di Dio Padre?

E questi erano solo alcuni dei più assidui ed affidabili. Non mi dilungo su quello che si diceva riguardo ad altri credenti e simpatizzanti: donne recuperate da anni di bella vita di strada, ladri, ubriaconi, indemoniati, e molti altri.

Per non parlare poi del pastore di quella cosiddetta chiesa. Era un tipo un po’ singolare: a volte silenzioso e meditativo, altre volte molto loquace ed impulsivo. Era un personaggio un po’ discusso, perché affascinato da persone difficili e bisognose, malate e di dubbia moralità. Non riuscì mai a fidarsi di coloro che appartenevano all’aristocrazia, anzi si opponeva ai sistemi di potere ed alle ricchezze. Molti lo consideravano una specie di Robin Hood, antipatico e pericoloso per i suoi ideali di giustizia ed uguaglianza, tanto che cercarono più volte di fargli un attentato omicida, con agguati e complotti ed alla fine, dopo vari tentativi, ci riuscirono: lo accusarono, lo catturarono, lo interrogarono, lo condannarono, lo spogliarono, lo privarono della dignità, lo sputarono, lo bastonarono, lo frustarono, e lo giustiziarono, inchiodandolo sulla croce, sul Golgota…

In tutta questa strana storia, alla fine, lo sdegno iniziale si è trasformato in una profonda comprensione della vera essenza della chiesa di Cristo. Tutti quei credenti, con nomi a noi noti – in ordine di descrizione: Simone detto Pietro, Giovanni, Tommaso, Marta, Maria Maddalena, Giacomo, Giuda, Filippo – ed altri ancora, nonostante le loro scarse testimonianze personali e le loro imperfezioni, riuscirono ad essere chiesa poiché il loro primario pensiero non era quello di guardarsi l’un l’altro, ma il loro sguardo era posato sul Maestro. È vero, erano in molti quelli che osservavano Gesù, ma mente scribi, farisei e sacerdoti, lo guardavano per giudicarlo ed accusarlo, quei credenti lo guardavano per seguirlo ed imitarlo.

C’erano certamente delusioni e scaldali, ma guardando al Cristo essi ricevevano piena soddisfazione ai loro perché ed al comune senso di moralità e giustizia.

Sarà il caso che anche noi, guardando a questa antica chiesa, per quanto imperfetta ci possa sembrare, impariamo da essa nella disposizione del cuore e dello sguardo:

guardiamo a Gesù Cristo, il Signore. Amen!

Anche noi dunque, essendo circondati da un così gran numero di testimoni, deposto ogni peso e il peccato che ci sta sempre attorno allettandoci, corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti, tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio.

Ebrei 12:1,2

Al servizio del Maestro, Salvatore e Signore Gesù Cristo.

Vittorio Valente

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